mercoledì 25 maggio 2011

il giullare aprile 2011

il paese è chiuso a riccio e, il giorno del loro arrivo(la mattina del 5 aprile scorso), molti degli abitanti hanno manifestato il loro profondo malconento.


Nessuno li vuole vicino casa o nella propria attività a bere un caffè o un bicchier d’acqua. Solo due donne che hanno chiesto di restare nell’anonimato, si sono avvicinate al centro di accoglienza allestito e hanno voluto dissociarsi dalla linea comune dei loro concittadini.



Ma niente nome, «sa qua il paese è piccolo e la gente mormora». Ci troviamo a Lizzano, grazioso e antico borgo di meno di cento abitanti, arroccato sulla Montagna Pistoiese, nel comune di San Marcello, finito nelle prime settimane di aprile su tutte le prime pagine delle cronache locali, perché proprio lì si è deciso di accogliere i 40 profughi in arrivo da Lampedusa, destinati alla nostra provincia. Parliamo proprio di loro, quelli che - dicevamo in testa all’articolo - nessuno li vuole, nemmeno gli altri paesi europei: i tunisini. Loro,invece, ci accolgono a braccia aperte, come se fossimo già loro amici.



«GLI ITALIANI SONO SPECIALI, CI HANNO AIUTATO»


Raggiunta la struttura messa a disposizione dalla Diocesi di Pistoia, complice anche un pomeriggio soleggiato,troviamo i ragazzi (tutti giovani, dai 25 ai 35 anni) all’aperto a giocare a pallone e nonostante i loro occhi gonfi di malinconia, quando al cancello si avvicinano persone, corrono a vedere di chi si tratta. E immediatamente su quei volti olivastri e stanchi, scatta un sorriso.


Parlano in arabo e francese, solo uno di loro, sa utilizzare un inglese fluente. Restando con loro un intero pomeriggio, non si ha mai l’impressione di avere di fronte persone scontrose. Anzi, sono aperti al dialogo,lo cercano in modo sempre gentile e simpatico. Il loro desiderio, alla fine, è quello di rifarsi una vita, avere una possibilità e vivono questi giorni all’interno della struttura pistoiese come un momento di passagio. Il primopasso verso la nuova libertà, cercando di dimenticare in fretta le sommosse nel loro paese, il viaggio e i giorni passati a Lampedusa, schiacciati come sardine, senza un letto dove dormire e un tetto. Del rumore e delle polemiche che il loro arrivo ha causato, sembrano non interessarsi. Anzi, sono i primi a rassicurare i cittadini:


«Siamo qua per cercare un lavoro, per avere una vita




dignitosa. Inoltre, quasi tutti noi vogliamo raggiungere




la Francia, dove abbiamo parenti e amici. L’Italia, però,




ci piace e ringrazieremo questo paese - Lizzano - che




ci ha ospitato. I ragazzi che sono stati con noi sono stati




speciali, siete un popolo che sa aiutare chi è in difficoltà,




chi vi chiede aiuto».




«CI PIACCIONO




LE DONNE DEL VOSTRO




PAESE, MEGLIO




SE BIONDE»




Mentre sui colli di Lizzano cala il sole, nell’ora del tramonto,




alcuni dei 35 ragazzi nordafricani entrano in




casa, altri restano con noi a parlare. Abdel indossa la




tuta del Chelsea e parla inglese: «Meglio non ricordare




i giorni di Lampedusa, qua stiamo bene, ma vorrei




andare in Francia. Sai una cosa? Dell’Italia mi piacciono,




in particolare, le donne, quelle bionde. In questa




struttura siamo tutti ancora single, perché in Tunisia




ci si sposa o ci si fidanza, quando si ha una certa stabilità




economica e io non avevo certo le risorse per




portare avanti una famiglia». Altri ragazzi ascoltano interessati,




pur capendo poche parole. Mohamed mi fa




vedere i piedi scalzi: «Guarda come sono ridotto - dice




ridendo - spero di trovare un lavoro al più presto. Io ho




due patenti e so fare anche il barman». Il più giovane




del gruppo è Bacher, 25 anni. Assomiglia vagamente




all’attaccante francesce Anelka, quando glielo dico è




felice: «Non so giocare a calcio, io faccio pugilato e




arti marziali. Guarda il mio fisico come è esile. A Lampedusa




ho perso dieci chili. Appena potrò tornerò ad




allenarmi».




CON LORO C’E’ SAID, CUOCO




E INTEPRETE




Tra i volontari della Misericordia, ce n’è uno speciale.




Si chiama Said Azzaloualidine, ha 35 anni ed è un marocchino




che vive da anni a Pistoia. Come loro parla la




lingua francese e come loro, conosce alla perfezione




le abitudini e le necessità del popolo magrebino. E’




lui che scandisce le giornate, organizza la colazione, il




pranzo e la cena. «I ragazzi, di solito, li faccio svegliare




alle dieci del mattino e si fa colazione. Poi, quando




più o meno tutti hanno fame, senza fissare un orario




preciso ci mettiamo a preparare il pranzo. Il menù è,




ovviamente, più vicino possibile ai loro gusti, quindi




facciamo una cucina, perlopiù, araba e marocchina. E




quindi pollo, carne, riso, poca pasta che a loro piace




Imolto cotta e non al dente».




Riempito lo stomaco, i ragazzi si raccolgono




alla tv, dato che hanno la possibilità




di seguire tutte le notizie in tempo reale attraverso




il canale di «Al Jazeera». Si respira




un’aria positiva, di fratellanza e speranza. I




volontari della misericordia lavorano incessantemente.




Sono tutti insieme, tunisini e




italiani, all’interno della casa di accoglienza




di Lizzano, come un esperimento di integrazione




perfettamente riuscito. Per ora, però,




è vietato uscire, a meno che non ci sia qualcuno




disposto ad accompagnarli, uno o due




alla volta, al bar per un caffè o a passeggio.




Ce ne andiamo convinti che un posto nel




mondo (scriveva così anche Fabio Volo), ci




sia anche per loro. Usciamo dal cancello e




tutti schierati ci salutano, mentre dalla porta




di casa Said li chiama a raccolta: «Preparatevi,




la pentola è sul fuoco, tra poco si




mangia».




Le esclusive immagini all’interno del centro di




accoglienza a Lizzano, dove si colgono vari




momenti della giornata dei ragazzi tunisini.




Sotto Andrea Spadoni con alcuni profughi




mostra la copertina de “Il Giullare”.




In basso a sinistra, Said, l’interprete.




Al Jazeera T v




E’ pronto, si mangia...




Una partita di calcetto





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